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La musica in streaming: dopo Spotify, ora arriva Rdio

La nuova offerta per lo straming musicale che vi presentiamo oggi è giunta in Italia da pochi giorni e ha già ottenuto un enorme successo. Stiamo parlando di Spotify, il servizio on-demand di streaming musicale che propone brani delle più importanti e celebri case discografiche a livello mondiale. Secondo alcune indiscrezioni del quotidiano Bloomberg, Spotify avrebbe perfezionato l’accordo con le case discografiche inserendo banner pubblicitari all’interno della propria piattaforma dedicata ai dispositivi mobili.

In tal modo potremo a breve ascoltare in maniera totalmente gratuita brani musicali, a patto di cedere a tre minuti di pubblicità ogni ora. A mettere in dubbio il primato di Spotify ci ha pensato Rdio, l’ultima trovata di Zennstrom e Friis, che lanciano un concorrente da temere per Spotify. Rdio ha proposto la propria piattaforma anche in Italia, mettendo a disposizione degli utenti quasi venti milioni di brani.

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I fondatori di Rdio sono gli scandinavi Niklas Zennstrom e Janus Friis, creatori già di Kazaauna e delle primissime piattaforme Peer to Peer distribuite all’inizio del duemila. In seguito i due si sono messi a sviluppare quello che è diventato il famosissimo Skype – acquistato in seguito da Microsoft – la piattaforma più diffusa per telefonare via internet. L’obiettivo che accomuna le loro idee sembra essere sempre uno: “to share”, condividere.

Con Rdio potremo ascoltare gratis i nostri brani musicali preferiti senza alcun limite di tempo per i primi sei mesi, dopodiché dovremo pagare per poter continuare a usufruire del servizio. Le tariffe che Rdio applicherà dopo i sei mesi d’iscrizione saranno due, a differenza delle tre di Spotify: 10 euro al mese se usiamo Rdio su iPhone, smartphone Android e tablet, 5 euro al mese se invece usiamo il PC o il Mac da casa. La tariffa base di Spotify costa quasi 10 euro al mese anche se attualmente offre un jukebox molto più fornito rispetto a Rdio. Vedremo se anche in questa occasione Zennstrom e Friis riusciranno a imprimere il loro marchio nella storia; per ora, Spotify resiste.


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